Quali sono i diritti e i doveri dei nonni verso i nipoti? Ecco le novità

Diritti e doveri dei nonni: esiste un vero diritto di visita o solo un dovere di mantenimento?

Dal 7 febbraio 2014 sono entrati in vigore due nuovi articoli del codice civile che riguardano specificamente i diritti e i doveri dei nonni. E’ molto importante conoscerli.

Quali sono i diritti dei nonni

L’art 317 bis del Codice Civile prevede: “Gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. L’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore”.

Questa norma riconosce l’importanza che assume, nell’educazione e nella crescita dei minori, anche la conoscenza e la frequentazione dei nonni.

Di conseguenza esiste un diritto dei nipoti, quali membri di una famiglia allargata della quale gli stessi minori si sentono parte, a frequentarli.

Il rapporto dei bambini con i loro nonni rientra nel “necessario bagaglio di esperienza culturale che minori devono avere in vista di una formazione completa della loro personalità”.

La legge attribuisce quindi agli ascendenti un diritto in via autonoma che costringe il Giudice a non dover più tenere conto, nelle sue decisioni, del tempo che i minori debbano trascorrere con i soli genitori, ma anche con gli altri componenti di ciascun ramo genitoriale (in primis i nonni), sempre che, tuttavia, che ciò non risulti dannoso per il bambino.

Tuttavia se da un lato una prima lettura della norma fa intendere che il legislatore vuole riconoscere agli ascendenti un vero e proprio autonomo diritto di visita, tuttavia dall’altro, esaminandone a fondo il testo, si comprende come l’esercizio di tale diritto sia finalizzato al solo interesse esclusivo del minore (come si legge: “affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore”). Scontato dunque che l’interesse del minore, essendo definito esclusivo, in caso di contrasto deve prevalere sul diritto degli ascendenti nel mantenere rapporti con il medesimo, deve essere data priorità al benessere del bambino e ad una sua crescita serena ed equilibrata.

Ma qual è la linea di demarcazione tra il diritto dell’ascendente e l’interesse del nipote?

La Suprema Corte ha in più occasioni sottolineato che se il minore esprime un comprovato disagio dalla frequentazione con i nonni, il diritto di questi ultimi deve essere necessariamente negato, dovendo il Giudice tenerne conto per garantire una crescita equilibrata e serena al minore. La norma di fatto obbliga il Giudice a svolgere un’adeguata indagine e valutazione nel momento in cui debba decidere quali decisioni assumere nel prioritario interesse del bambino, tenendo in debito conto anche la volontà eventualmente espressa da quest’ultimo.

Per meglio comprendere possiamo ricordare il caso, preso in esame dalla nostra Suprema Corte, riguardante una bimba di otto anni rimasta orfana della madre. Il padre della bambina ne aveva ostacolato la frequentazione con la nonna materna e quest’ultima si rivolgeva al tribunale per veder riconosciuto il suo diritto di visita sulla piccola. La bambina però, per il tramite di valutazioni eseguite dagli assistenti sociali, esprimeva la inequivoca volontà di non voler intrattenere rapporti con la nonna in quanto legava la sua figura al doloroso ricordo della malattia della mamma. I giudici, sulla base di quanto dichiarato dalla minore, respingevano la domanda della donna.

In buona sostanza, va sempre data priorità al benessere del bambino e ad una sua crescita serena ed equilibrata. Perciò, nel caso in cui sia lo stesso minore a manifestare con convincimento la volontà di evitare i rapporti con i nonni, il Giudice non può che decidere nel senso di non forzare una frequentazione percepita dal minore come dolorosa.

Da ultimo non si deve tuttavia affatto dimenticare come il rapporto tra nonni e nipoti sia altresì garantito dalla Corte Europea di Strasburgo e in particolare dall’art. 8 della Cedu. Sul punto possiamo citare la Sentenza del 20 gennaio 2015, nel caso Manuello e Nevi, in cui la Corte Europea ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 8 della Convenzione Europea per il mancato rispetto del diritto alla vita privata e familiare di due cittadini nonni di una minore privati del rapporto con la propria nipote.

I doveri dei nonni

L’art 316 bis del Codice Civile recita: “I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli”.

Sebbene spesso i nonni forniscano spontaneamente il proprio apporto economico ai figli per aiutarli, il criterio generale è sempre quello secondo cui il dovere di mantenimento dei figli appartiene, in primo luogo, ai genitori. Questi ultimi, insieme, sono tenuti a provvedervi in base alle rispettive sostanze e alla capacità di lavoro, professionale o casalinga.

Tuttavia, i nonni (e gli altri ascendenti), sempre che i figli siano stati riconosciuti, saranno tenuti a dare il proprio contributo economico quando entrambi i genitori non siano in grado di farlo. Si tratta di un obbligo tuttavia che non nasce nel momento in cui i genitori, senza giustificazione, non provvedano al mantenimento dei figli nonostante ne abbiano la possibilità, ma solo nel caso di un’oggettiva insufficienza dei mezzi, ossia di una reale ed effettiva incapacità da parte di entrambi di provvedere ai loro doveri.
Pertanto il fatto che un solo genitore si sia reso inadempiente non farà sorgere automaticamente il dovere di contribuzione nei confronti del nonno il quale, in ogni caso, potrà essere tenuto a versare anche una quota integrativa e non l’intero importo dovuto per il mantenimento.

Quando scatta l’obbligo di concorso dei nonni ?

Numerose pronunce della Corte Suprema hanno individuato alcuni punti:

  • impossibilità oggettiva di provvedere al mantenimento della prole da parte dei genitori: l’”oggettività” si ravvisa quando l’inadempimento dipenda dalla mancanza di disponibilità finanziaria, ad es. per disoccupazione o assenza di ogni risorsa economica,
  • omissione volontaria (e dunque rifiuto) da parte di entrambi i genitori, omissione anche solo di uno dei genitori, qualora l’altro non abbia i mezzi per provvedere da solo al mantenimento dei figli.

La previsione dell’art. 316 bis c.c. non ha natura sanzionatoria, bensì trova ragione nella solidarietà familiare e nella necessita di tutelare i figli minori.

Quando vi sono più nonni, l’onere di mantenimento dei nipoti può essere ripartito in proporzione alle rispettive capacità economico patrimoniali e può assolvere valore anche il mantenimento “indiretto” fornito ai nipoti, ad esempio il fatto di averli accolti in casa a vivere insieme al genitore.

I nonni sono chiamati a provvedere al mantenimento dei nipoti in via sussidiaria rispetto ai genitori.

La regola della sussidiarietà è stata sancita dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 20509 del 30 settembre 2010. Nel caso di specie la Suprema Corte ha disposto che “l’obbligo di mantenere i propri figli ex art. 147 c.c., grava sui genitori in senso primario ed integrale, sicché qualora l’uno dei due genitori non voglia o non possa adempiere, l’altro deve farvi fronte con tutte le sue risorse patrimoniali e reddituali e deve sfruttare la sua capacità di lavoro, salva comunque la possibilità di agire contro l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle sue condizioni economiche. Solo in via sussidiaria, dunque succedanea, si concretizza l’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari per adempiere ai loro doveri nei confronti dei figli previsto dall’art. 148 c.c., che comunque trova ingresso, non già perché uno dei due genitori sia rimasto inadempiente al proprio obbligo, ma se ed in quanto, l’altro genitore non abbia mezzi per provvedervi”.

Riassumendo: l’obbligo degli ascendenti sorge solo se entrambi i genitori si trovano nell’oggettiva impossibilità di provvedere ai figli per mancanza dei mezzi: il ruolo dei genitori resta primario, essendo quello degli ascendenti solo sussidiario.

Se uno dei due genitori non presta il proprio contributo, dovrà farvi fronte in primo luogo l’altro con tutte le proprie risorse patrimoniali e reddituali, anche eventualmente agendo nei confronti del genitore inadempiente e, solo in via secondaria, se v’è totale assenza di mezzi, potrà agire affinchè siano gli ascendenti a prestare il mantenimento per il nipote.